martedì 9 aprile 2013

Riunione pubblica Comitato No Inceneritori Cremona


Invitiamo tutti e tutte i/le cittadini/e di Cremona a partecipare a questa riunione, perchè la salute ed il territorio riguardano tutti/e noi. Sarà un momento di confronto per organizzarsi e decidere quali iniziative portare avanti per i prossimi tempi, oltre che fare un punto della situazione ambientale del nostro territorio.

L'iniziativa si terrà Giovedì 11 Aprile 2013 ore 21:00 presso LUOGOCOMUNE Centro Sociale Culturale Arci
Via Speciano, 4 - Cremona


Ci vediamo Giovedì.
 
EVENTO FACEBOOK

Comitato No Inceneritori Cremona.

mercoledì 27 marzo 2013

✖✖✖✖ APERITIVO NO INCE ✖✖✖✖


✖✖ APERITIVO NO INCE ✖✖
Introduzione a cura del Comitato No Inceneritori Cremona
Buffet di sostegno per raccolta fondi del Comitato No Inceneritori Cremona

VENERDÌ 29 MARZO 2013 - ore 18:30

LUOGOCOMUNE
Centro Sociale Culturale Arci
Via Speciano, 4 - Cremona
ingresso con tessera Arci 2013


EVENTO FB
Promosso da:
Comitato No Inceneritori Cremona
Circolo Arcipelago Arci Cremona
C.S.A. Dordoni Cremona
ACG Controtempo

martedì 19 febbraio 2013

Ai candidati alle elezioni per il Senato della Repubblica

Il Comitato No Inceneritori Cremona parte del Coordinamento regionale dei Comitati No Biogas No Biomasse (Cavernago, BG) aderente al Coordinamento nazionale Terre Nostre no biogas, no biomasse per la salute e l'ambiente (Altedo di Buonalbergo, BO) ha condiviso il testo che segue formulato e inviato ai candidati alle elezioni politiche 2013 per chiedere loro di prendere posizione contro la proliferazione incontrollata delle centrali a biogas e biomasse per la produzione di energia termoelettrica.

"Ai candidati alle elezioni per il Senato della Repubblica

La presente viene inviata a tutti i candidati del collegio Lombardia per l'elezione del Senato della Repubblica a cura del Coordinamento regionale dei Comitati No Biogas No Biomasse (Cavernago, BG) aderente al Coordinamento nazionale Terre Nostre no biogas, no biomasse per la salute e l'ambiente (Altedo di Buonalbergo, BO)

❉❉❉
Gentile candidato


Probabilmente sarà a conoscenza della corsa alla realizzazione, in tutte le regioni d'Italia, di centinaia e centinaia di centrali termoelettriche alimentate con l'energia prodotta da biogas e da biomasse liquide e solide.
Saprà anche che la realizzazione di suddette centrali è giustificata esclusivamente dall'elevato livello degli incentivi erogati attraverso i certificati verdi e la tariffa onnicomprensiva, livello che, anche dopo la revisione della tariffa “flat” operata con il V° conto energia, rimane doppio di quello medio europeo.
La sproporzione tra l'utile ricavato da soggetti privati (per lo più società finanziarie) e i disagi e gli impatti territoriali negativi, indotti dalle centrali a biogas e biomasse, ha determinato il sorgere di centinaia di comitati spontanei e di altrettante situazioni di conflitto, tensione sociale e contenziosi legali.
Le gravi tensioni sociali indotte dalla corsa agli incentivi per la produzione di energia elettrica “rinnovabile” sono legate alla mancata informazione alle comunità locali circa l'avvenuta presentazione di domande di autorizzazione per la realizzazione di suddetti impianti, alla scarsa possibilità dei portatori di interessi di far valere le proprie osservazioni nel contesto di procedure autorizzative uniche espletate nell'arco massimo di soli 120 giorni, e all’insufficienza delle linee guide nazionali (e regionali) circa la localizzazione delle centrali. Scarse sono anche le possibilità delle amministrazioni locali di opporre pareri negativi in sede di Conferenza dei servizi stante le previsioni dell' art. 12 D.Lgs. 387/03 che dispone che: "... Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti sono opere di pubblica utilità indifferibili ed urgenti ...".

Effetti sulla qualità dell'aria e della salute (palese contraddizione con la Direttiva europea sulla qualità dell'aria e sulla VIA)
Tale grave forzatura emerge in tutta evidenza qualora vengano valutati i bilanci energetici netti delle centrali. Essi risultano modestamente positivi, a fronte di una serie di impatti innegabili, anche in forza di valutazioni discutibili dell'assetto cogenerativo degli stessi, ovvero della valutazione del recupero energetico del calore dissipato dai motori. La constatazione che il risparmio di energia fossile e di emissioni climalteranti è marginale, se non nullo, dovrebbe di per sé mettere in discussione i presupposti della utilità pubblica di tali impianti.
La mancata considerazione di questi aspetti fondamentali per la qualità dell'aria è frutto del mancato recepimento della Direttiva europea che impone di non compromettere ulteriormente la qualità
dell'aria laddove questa è già compromessa come avviene nella maggior parte della Pianura padana e in altre aree del paese dove le concentrazioni di polveri sottili restano al disopra dei limiti massimi per un numero di giorni superiore a 50.
Una ulteriore distorsione che richiede l'attenzione del nuovo governo e del nuovo parlamento riguarda il contrasto tra la Direttiva europea sulla Valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e le norme applicate da quelle regioni che evitano di sottoporre gli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biomassa di potenza fino a 999 kwe alla citata VIA o alla procedura di Screening che, secondo la Direttiva, non possono essere legate solo alla potenza delle centrali ma anche al cumulo con altri impianti e fonti emissive nello stesso territorio e ad altri elementi giustamente previsti dalla normativa europea.
Questa situazione dipende da una inadeguata o mancata classificazione di questi impianti che l’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale) delle Marche e l’AUSL di Vercelli hanno classificato l’attività di produzione di energia elettrica come industria insalubre di 1^ classe come previsto dal DM 05/09/94 al punto 7 lettera C (centrale termoelettrica).

Palese contraddizione con le politiche di governo del territorio
Le centrali a biomasse, grazie al singolare quadro normativo delle autorizzazioni, non impattano solo sulla qualità dell'aria ma anche sulle politiche di governo del territorio e su diritti fondamentali dei cittadini residenti nelle vicinanze degli impianti.
Secondo quanto disposto al comma 7 dell’art. 12 del citato D. Lgs: " ... gli impianti alimentati esclusivamente da fonti rinnovabili, possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici e pertanto non è necessario adottare varianti di destinazione d’uso. L’A.U. costituisce, dove occorre, variante allo strumento urbanistico ... ".
Desideriamo ancora richiamare la vostra attenzione sulle conseguenze di quanto disposto dal suddetto comma: una quasi totale licenza di realizzazione delle centrali a dispetto dei diritti fondamentali di cittadini che si sono visti installare dei biodigestori o delle centrali a biomasse a pochi metri (avete letto bene) dalle proprie abitazioni. Per non parlare di localizzazioni che non tengono conto della presenza di aree di valore ambientale, storico, paesaggistico, di corsi d'acqua e delle conseguenti possibili esondazioni. Non mancano centrali a biogas (con digestori della capacità di migliaia di metri cubi di liquame) realizzate sui versanti delle colline con poca o nulla possibilità di evitare gravi sversamenti in caso di incidente.
Le comunità che hanno avuto la sfortuna di vedersi realizzata nel raggio di poche centinaia di metri una centrale a biogas lamentano regolarmente emissioni maleodoranti e forte rumorosità dei motori oltre a un via vai di mezzi pesanti che per alcuni mesi rende impraticabili o di rischiosa e problematica percorrenza le strade comunali o vicinali utilizzate per l'alimentazione delle centrali. Strade che, come sovente si verifica nelle campagne, sono costeggiate da fossati che rendono pericoloso il transito con mezzi pesanti provenienti da direzione opposta in ragione della scarsità di piazzole di scambio.

Una seria minaccia all'agricoltura e all'economia rurale
(turismo, agroalimentare)
Considerare le centrali termoelettriche a biogas e biomasse di " utilità pubblica " comporta pesanti distorsioni anche in campo agricolo e sulla complessiva economia rurale dei territori. Le società che gestiscono le centrali (costituitesi come "agricole" solo al fine di massimizzare incentivi e di operare in regime agricolo ai fini fiscali e della PAC) sono in grado di monopolizzare il mercato degli affitti dei
terreni agricoli e di spingere all'insù i costi dei servizi agrimeccanici e dell'acqua di irrigazione aggravando la già problematica redditività delle aziende agricole piccole e medie e mettendo a rischio interi comparti produttivi legati a specifiche produzioni locali di qualità sostituiti da coltivazioni intensive in monocoltura, fortemente dipendenti da elevati livelli di input di pesticidi, concimi chimici, acqua di irrigazione. Inutile sottolineare poi come l'estensione, che in alcune provincie raggiunge già decine di migliaia di ha di superficie agricola al servizio di una energia che non è assolutamente rinnovabile venendo da una agricoltura industriale altamente energivora ed inquinante, mette in discussione livelli già bassi di autosufficienza per diverse filiere agroalimentari strategiche.
Il caso del digestato da biomasse è emblematico di pura sottrazione di vita ad un ambiente che invece ne avrebbe bisogno assoluto e che, essendo già in grave carenza, non può reagire che con patologie che portano a morte prima l’ecosistema e poi noi irresponsabili artefici.
Oltre alla perdita di produzioni tipiche, la presenza delle centrali minaccia anche quelle aziende che si sono incamminate sulla via dell'agricoltura biologica e dell'agriturismo e che dipendono per la loro attività da una elevata qualità ambientale oltre che da un paesaggio agricolo non compromesso.
❉❉❉
In base a queste considerazioni e alla luce del fatto che l'obiettivo assegnato all'Italia (burden sharing) per la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato ampiamente superato risulta urgente introdurre rapidamente dei correttivi ad una normativa specifica lacunosa e contraddittoria con la tutela di esigenze fondamentali e con lo stesso quadro normativo europea e nazionale.
Oltre ad invitarvi ad informarvi maggiormente su quanto sta avvenendo nella vostra circoscrizione/collegio intendiamo chiedervi anche di manifestare la vostra disponibilità a farvi interpreti, in caso di elezione, delle istanze dei cittadini che già oggi vivono i disagi legati alla presenza delle centrali a biogas e biomasse e di quelli che si stanno opponendo con tutte le loro forze alla realizzazione di ulteriori centrali, ma in condizioni di netta inferiorità a causa di un quadro normativo pesantemente squilibrato a favore di alcuni interessi economici.

Vi chiediamo quindi di dichiarare la vostra disponibilità ad operare affinché le distorsioni e le gravi tensioni indotte da una proliferazione indiscriminata di impianti a biogas e biomasse siano prontamente corrette ed in particolare a:

* agevolare il diritto di audizione dei Comitati per la salute e l'ambiente che si oppongono alla proliferazione speculativa delle centrali a biogas e biomasse;
* contrastare le attuali proposte in itinere di modifica della Direttiva 2011/92/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale, nelle parti in cui, in generale, renderebbero più agevole, rispetto alla attuale situazione, l’insediamento degli impianti in questione, con particolare attenzione alle parti che escluderebbero l’ assoggettamento a procedura di screening o di VIA, eludendo l’applicazione integrale e per tutti gli impianti dei criteri di cui all’ All. III della medesima direttiva, ovvero senza tener conto, oltre che della taglia degli impianti, anche del cumulo con altri progetti, delle utilizzazioni delle risorse naturali, della capacità di carico ambientale del contesto in cui si propone l’impianto, della densità della popolazione, ecc…
* contrastare le proposte di modifica della Direttiva 2011/92/UE nelle parti in cui consente discrezionalità alle autorità procedenti di identificare e determinare il pubblico, interessato nel procedimento, nonché nella discrezionalità della definizione del prerequisito di “effetti significativi” ai fini dell’assoggettamento a screening e/o a VIA;
* introdurre l’ obbligo di giustificazione concreta delle reali esigenze di insediamento dei progetti
proposti, nelle pianificazioni locali e sovaralocali, come presupposto per la procedibilità degli iter autorizzativi;
* sostenere proposte di revisione normativa del D. Lgs. 387/03 nel senso di una riconsiderazione del carattere di opera di pubblica utilità urgente indifferibile delle centrali a biogas e biomasse e della definizione di linee guida a maggior tutela dei valori residenziali, culturali, ambientali, storici, agricoli e paesaggistici;
* operare una sostanziale riduzione del livello eccessivamente elevato degli incentivi concessi a fonti energetiche di discutibile “rinnovabilità” e tali da determinare – come purtroppo è ormai possibile verificare nei fatti – pesanti impatti ambientali e socioeconomici oltre che gravi distorsioni nel settore economico dell'agricoltura ma anche nel mercato immobiliare;
* introdurre provvedimenti normativi al fine di applicare, in sede di autorizzazione, anche l’obbligo, a carico del proponente del risarcimento dei possibili danni a terzi e dei costi esterni del progetto, in termini di salute e svalutazione patrimoniale, con obbligo di garanzia fideiussoria delle cifre stabilite, ai fini della cantierabilità dell’ eventuale impianto autorizzato;
* Introdurre obblighi normativi per la definizione del quadro epidemiologico della situazione ante-operam, ai fini della possibilità di valutazione degli eventuali impatti sanitari post-operam;
* introdurre obblighi normativi per la predisposizione, ai fini dell’ottenimento delle autorizzazioni dei progetti, di un contestuale piano di riduzione delle emissioni che assicuri un saldo pari almeno zero del livello di emissioni inquinanti per il particolato e per i relativi precursori, almeno per le aree considerate e/o definite a rischio di superamento dei valori limite ambientali.
* proporre provvedimenti legislativi che incentivino in modo più incisivo gli interventi a favore del risparmio energetico e del miglioramento della qualità dell'aria.


18 febbraio 2013"

Riferimenti:

mercoledì 6 febbraio 2013

La Regione revoca le autorizzazioni per il MUOS: il movimento ringrazia se stesso!

(da infoaut.org)
muosDi poche ore fa la notizia, nei fatti ancora non documentata ma diramata tramite comunicato stampa dalla segreteria regionale dell’Ars, della revoca delle autorizzazioni regionali per la costruzione del sistema di rilevamento satellitare statunitense sito presso Niscemi. Il documento ufficiale è infatti atteso per domattina. Revoca che arriva dopo l’incontro della commissione Ambiente & Territorio, avvalsasi di consulenze scientifiche e sanitarie. Ma in buona sostanza, il presunto stop ai lavori, arriva per “la mancanza di indagini preliminari circa le interferenze del Muos rispetto alla navigazione aerea dell’aeroporto di Comiso e l’assenza di studi sui danni arrecati alla salute dalle onde elettromagnetiche”. Tutto chiaro.
Come abbiamo raccontato in queste settimane appena trascorse, però, lo STOP era stato già conquistato da tutti coloro che ogni mattina all’alba hanno bloccato i camion che avrebbero voluto dirigersi alla base per l’ultimazione dei lavori.
Staremo a vedere cosa significhi questa revoca: perché nonostante la mossa della Regione sia indirizzata a fare ciò che è in suo potere (amministrativo) pur di levarsi dal pantano (della questione elettorale alle porte e delle pressioni dal basso provenienti dalla lotta territoriale, si intende), certe decisioni non sono così facili da imporre alla potenza capitalistica e militare statunitense. Soprattutto in un momento in cui la sua egemonia su Mediterraneo e Africa, attraversata dalle rivoluzioni arabe e dai recenti interventi militari, e sul medio oriente, tra Iran e resistenza palestinese, comincia a vacillare dopo decenni. Probabilmente l’Ars vuol passar la palla e la responsabilità, dunque, alla segreteria del governo nazionale: anche in questo senso staremo a vedere cosa significheranno questi provvedimenti, per quanto tempo avranno forza e se riusciranno ad arrivare quanto meno alla fatidica data delle elezioni.
Certo, di vittoria si può parlare per il movimento NoMuos e per l’esperienza di lotta datasi e sviluppatasi dentro e attorno al presidio permanente. L’annuncio della revoca, qualsiasi sarà il suo corso (soprattutto dopo le elezioni!), dà sicuramente il tempo e gli stimoli giusti ad una battaglia che da mesi nel territorio del niscemese ha sedimentato una soggettività contro, inesperta ma genuina che, con le pratiche, è andata aldilà del semplice movimento d’opinione e aldilà, forse, della battaglia contro l’impianto militare. Una soggettività, perlopiù giovanile ma con i tratti di una composizione popolare e trasversale, che sta iniziando a ribellarsi contro i poteri che devastano i nostri territori, gli stessi che socializzano la crisi sulle popolazioni con lo spauracchio della finanza, mentre investono miliardi di dollari e di euro in spese militari e grandi-inutili opere (ponte sullo stretto, tav…).
Staremo a guardare le mosse dell’avversario; intanto il movimento NoMuos può solo ringraziare…se stesso.

Di seguito un'intervista a Manuela, una militante NoMuos che solo due giorni fa annunciava l'inasprirsi delle pratiche di blocco del movimento che avevano già, di fatto, fermato i lavori.
nomuos

martedì 8 gennaio 2013

Sulle montagne della Sila: No Biomassa a Sorbo!

(da infoaut.org)
altQuando pubblico e privato sono contro il Bene Comune… Verso le 2 giornate di Mobilitazione
 Secondo uno studio condotto dal Laboratorio Nanodiagnostica di Modena nella Sila Catanzarese c'è l'area più pulita d'Europa! una bella fortuna per chi da quelle parti ci vive, ci lavora, o più semplicemente ci va a passare le vacanze, lontano dal caos delle spiagge estive.
Ma l'aria è forse il bene comune per eccellenza e tutelarla non è cosa facile nell'epoca dell'atomizzazione sociale; richiede una dose di sensibilità ed altruismo non comune, una visione della propria vita che guardi oltre al profitto singolare e pensi al plurale.
Forse è per queste difficoltà che la ANZ Power S.r.l., società con sede legale a Roma e di cui non si riesce a trovare traccia concreta nemmeno con il potente algoritmo di ricerca di Google, ha deciso di impiantare a 3.8 km dalla zona di massima protezione del  Parco Nazionale della Sila, una Centrale a Biomassa da 4,236 MW.
Un vero e proprio eco mostro lungo 120 m e lago 50 che promette di liberare co2, polveri sottili e diossine, nel cuore di una delle zone più incontaminate d'Europa.
I dati ci parlano di 40.000 tonnellate di legna (quasi 110 tonnellate al giorno), 6.000 metri cubi d'acqua con la produzione di 1500 tonnellate di cenere per garantire un solo anno di funzionamento della centrale.
Partendo da questo è facile capire come non è soltanto l'aria come bene comune ad essere sotto attacco, ma l'intero ambiente che viene assunto a valore da un modello sì di sviluppo, ma lontano da quello che queste comunità locali hanno conosciuto fin ora.
Si vogliono consumare risorse ambientali fondamentali come l'aria, l'acqua e gli alberi e distruggere le potenzialità di sviluppo turistico, nonché la produzione di prodotti tipici ( formaggi e patate che hanno già ottenuto il riconoscimento IGP e DOP ), per poter fornire 4 MW di energia di cui nè il territorio Silano, nè tantomeno la Calabria hanno bisogno, visto che ad oggi la regione esporta già il 40% delle energia elettrica prodotta.
Stando alle carte la zona per l'installazione dell'impianto è a Piano di Moggio, una località vicinissima al lago Passante, posto ricco di sorgenti ed intorno al quale insistono già numerose attività turistiche e di produzione alimentare; per di più il bacino è la principale fonte di approvvigionamento idrico per tutta la zona del Catanzarese che, già ora senza considerare l'acqua che verrà utilizzata per la centrale, soffre per la carenza idrica durante i mesi estivi.
Come se tutto questo non bastasse c'è da sottolineare che nessuno può garantire il fatto che ad essere bruciati saranno soltanto gli alberi. Infatti, per legge, qualsiasi combustibile di natura biologica potrà essere usato per alimentare la centrale, anche quello proveniente da rifiuti urbani. Prospettiva questa che sembra tutt'altro che remota, considerando la perenne emergenza rifiuti cui è  sottoposta la Calabria.
Il comune sul quale doverebbe sorgere l'ecomostro è quello di Sorbo San Basile, ma ad essere interessati dalla produzione di agenti inquinanti, dovuti alla centrale ed al relativo traffico di automezzi pesanti che ne scaturirebbe, sono anche i comuni di Taverna, Albi, Pentone, Carlopoli; posti in cui le comunità locali hanno già espresso la loro contrarietà all'installazione della centrale, con petizioni indirizzate alle amministrazioni comunali, ricorsi al TAR della Regione Calabria e con la nascita di vari comitati locali che si oppongono alla realizzazione della centrale stessa.
Una storia quella delle comunità silane che viene da lunghi percorsi di lotta, iniziati nell'immediato dopo guerra con l'occupazione delle terre incolte da parte dei contadini e proseguite a colpi di scioperi da parte dei braccianti. Storie che spesso sono state capaci di produrre vere e proprie esperienze di autogoverno dei territori. Ma, spesso, nell'epoca di una crisi in cui tutto viene messo a profitto, la capacità di amministrare nella direzione del bene comune, sparisce in nome di piccoli guadagni o egoismi personali.
Così capita che, nonostante il volere contrario della popolazione, il sindaco di Sorbo San Basile , Sergio Cosentino (eletto da una Lista civica con l'appoggio di PDL e UDC) dica di non poter bloccare il progetto perchè ereditato dalla vecchia amministrazione comunale, mentre il sindaco, che ha firmato nel 2008 la convenzione con ANZ Power, Luigi Riccelli (eletto con Lista civica appoggiata dal PD), oggi, è tra gli oppositori del progetto.
Se ci si sposta sul comune di Teverna, terra natale di Mattia Preti e comune limitrofo a quello di Sorbo, l'atteggiamento dall'amministrazione non sembra modificarsi. Solita manfrina burocratica sulle competenze e nessuno che si assume la responsabilità di prendere una decisione chiara sull'apertura del cantiere. Infatti il sindaco di Taverna, Eugenio Canino (eletto con lista civica appoggiata da PDL e UDC), dichiara di non poter intervenire su un progetto che verrà realizzato su un territorio che non è di sua competenza, anche se si dice preoccupato per l'impatto ambientale che la centrale potrebbe avere. Tutto normale verrebbe da dire, se non fosse per il fatto che Eugenio Canino non è soltanto il sindaco in carica di Taverna ma risulta anche essere, in qualità di Ingegnere, firmatario del progetto  per la  realizzazione della centrale!
Insomma una normale storia di separazione. Separazione tra le comunità che vivono i territori e chi lo amministra, separazione tra effimere volontà politiche di opposizione al progetto (mai esplicitate con atti amministrativi concreti) e firme poste sullo stesso. Separazione tra modelli di sviluppo locali  condivisi, discussi e scelti, ed altri esterni, imposti e non accettati. Separazione tra chi vede queste montagne come ricchezza collettiva da tutelare e proteggere e chi, invece, ci vede soltanto l'ennesima operazione speculativa ed inquinante.
Certo politici di professione e tecnici sanno fare bene i conti, la matematica e la statistica sono materie che maneggiano normalmente, e giocare sul piano di discordanza tra dichiarazioni pubbliche e comportamenti effettivi aiuta a buttare un pò di fumo negli occhi ed a tranquillizzare gli animi. Ma chi conosce queste montagne sa bene quanto vento c'è, e così capita che il fumo vada via e le persone inizino ad organizzarsi.
Infatti, i vari comitati che da 2 anni si stanno mobilitando  contro la costruzione della centrale, hanno lanciato 2 importanti momenti di lotta.
Il primo è previsto per giorno 20 gennaio, con una conferenza stampa ed una scampagnata convocata in località Piano di Maggio, a due passi da dove dovrebbe sorgere la centrale. Il secondo appuntamento è un presidio per giorno 24 gennaio davanti al tribunale di Catanzaro, giorno in cui il TAR della Regione Calabria si dovrebbe esprimere sul ricorso presentato dai comitati contro la costruzione della centrale.
Qualunque sia l'esito c'è da scommettere che la battaglia sarà lunga, chi ama quelle montagne si è messo in cammino per difenderle e da questi sentieri non è facile tornare ritornare indietro.
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Forli: inceneritori & tumori, fatti & misfatti

Testimonianze, denunce ed immagini sugli inceneritori di Forlì ed altri scandali.
50% in più di tumori in zona.