martedì 11 dicembre 2012

Federazione Green Economy e PolieCo: un’altra via per ridare vita alla plastica (e non solo)

Rifiuti e discariche. Un binomio che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, è ancora attuale e che è sinonimo di problemi per molti comuni. Con gli impianti di termovalorizzazione si è pensato che si potesse trovare una soluzione efficace alla situazione che in alcune aree (Napoli e Roma fra tutte) è diventata particolarmente pesate. Ma così non è stato. Questa via si è dimostrata positiva solo in parte e, di fatto, presenta molti punti di debolezza, come ad esempio le emissioni di CO2 rilasciate dalla combustione dei materiali raccolti. Da qui la necessità di percorrere strade alternative seguendo la scia degli altri Stati europei che da anni si impegnano nella raccolta differenziata e soprattutto nel riciclo.
Questo l’argomento di discussione del convegno “Plastica e riciclo dei materiali. Un’altra via è possibile”, organizzato da Federazione Green Economy e PolieCo, in collaborazione con l’Istituto di ricerca Eurispes, che ha presentato uno studio sul ciclo di vita delle plastiche che tende all’approccio “Km 0”.
Delle 1.450.000 tonnellate di rifiuti plastici prodotti annualmente in Italia, se ne raccoglie in maniera differenziata il 70% (7% in più rispetto al 2009) ma non si tratta di un dato positivo. Infatti, di tale percentuale si riesce realmente a riciclare solo il 31%, dimostrando quanto sia ancora fallace il sistema di raccolta e di recupero dei materiali nel nostro Paese. Il confronto con il resto dell’Europa non consola affatto: la nostra posizione in classifica è al 20° posto (su 27) e, se non si riuscirà a trovare una soluzione efficace, l’Italia rischia di perdere gli ingenti finanziamenti che Bruxelles distribuirà tra il 2014 e il 2020 agli Stati che dimostreranno di privilegiare il riciclo alle discariche e agli inceneritori.
Eppure un approccio diverso nei confronti dei rifiuti potrebbe non solo risultare utile per la salvaguardi dell’ambiente ma anche per il rilancio dell’economia del Paese. “Il riciclo è la via concreta per una reale green economy, concetto che purtroppo, spesso è stato usato impropriamente”, afferma Enrico Bobbio, Presidente del Consorzio PolieCo. “Recuperare i materiali, infatti, consente una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta dalle discariche o dall’incenerimento”, aggiunge Bobbio.
Secondo la Commissione Europea, se i 27 paesi dell’Unione si adeguassero alle normative comunitarie si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno. Il settore della gestione rifiuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l’anno, creando 400.000 posti di lavoro entro 2020.
“L’Italia”, spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, “non attuando una corretta gestione del ciclo, esporta ricchezza. Invia in Cina masse di materiale da riciclo con costi enormi e poi riacquista dalla stessa Cina oggetti prodotti con quello stesso materiale senza alcuna garanzia di qualità”. Nella ricerca realizzata dall’Istituto, si cerca di delineare lo scenario relativo alla composizione dei rifiuti plastici e, soprattutto, di mettere in risalto una delle maggiori criticità del settore, ossia i danni economici legati all’export incontrollato dei rifiuti plastici, la cui raccolta differenziata è finanziata attraverso le tasse e i contributi pagati dai cittadini europei, mentre i profitti finiscono il più delle volte nelle tasche di riciclatori e
trasformatori, soprattutto dei paesi dell’estremo oriente.
Al danno finanziario si aggiunge il danno economico, determinato dalla necessità per i produttori europei di attingere a materie prime vergini, anziché a materie prime seconde, e naturalmente il danno ambientale originato dal depauperamento delle risorse.
La proposta di miglioramento, anzi le proposte che ci si augura possano trovare spazio nell’agenda politica, sono molte e vanno da una più consistente raccolta di materiali plastici da smistare attraverso una più efficiente infrastruttura che riesca a separare i diversi tipi di plastica, alla creazione di sinergie industriali per aiutare le imprese a prendere coscienza del fatto che i loro rifiuti possono essere risorse per altre imprese, passando attraverso la promozione del riciclo a “Km 0”. Sul piano finanziario si auspica l’attuazione di una politica di investimenti che riduca i margini di rischio per coloro che investono in impianti di riciclo e misure economiche per favorire i produttori virtuosi, quelli cioè che prediligono la rigenerazione dei materiali al conferimento in discarica.

lunedì 22 ottobre 2012

No all'inceneritore del Gerbido

no_inceneritore00(da infoaut.org)
Torino_No all'inceneritore del Gerbido. Messaggio chiaro e determinato con il quale il Coordinamento No inceneritore Rifiuti Zero ha lanciato la manifestazione che si è tenuta sabato 20 nel centro città. Le mobilitazioni contro l'inceneritore si stanno andando ad intensificare, vista la dannosità dell'impianto per la salute e l'investimento inutile di Palazzo di Città che continua a privatizzare, tagliare servizi e svendere patrimonio pubblicato senza migliorare le condizioni di vita della popolazione torinese. Iniziato con un presidio sotto il comune per manifestare il proprio dissenso verso un' opera inutile come l'inceneritore del Gerbido, le numerose persone, si sono poi mosse in corteo per le vie del centro città, lungo via Garibaldi, via Po per arrivare sotto la sede della RAI.
Il Coordinamento No inceneritore denunciano le continue politiche di svendita della salute pubblica, le continue privatizzazioni, i tagli ai servizi, chiedendo la conversione del termovalizzatore in un impianto a freddo, più economico e più ecologico.
Non a caso a Reggio Emilia, Vercelli, Parma si sono stoppati i progetti di costruzione degli inceneritori, mentre il sindaco Fassino continua a persistere nel volere a tutti i costi un impianto che produrrà diossina, metalli pesanti, nanoparticelle, ossidi di azoto e zolfo, sostanze dannose per la salute, portatrici di tumori. Le ragioni che si “nascondono” dietro la costruzione dell'inceneritore sono tutte di natura economica, inconciliabili con i bisogni reali di una città sempre più impoverita dalle scelte politiche delle istituzioni locali che pensano unicamente a rimpinzare le casse del comune per mantenere i privilegi dei soliti noti.

Incontro informativo "I bimbi piccoli e le piccole polveri"


Il Comitato provinciale No Inceneritori organizza l'evento informativo pubblico: I bimbi piccoli e le piccole polveri. Cittadini e genitori si interrogano sull'inceneritore. L'alternativa c'è.

15 anni di emissioni tossico nocive di due inceneritori a Cremona non sono abbastanza: è in costruzione il terzo inceneritore, proprio adiacente agli altri due.
E' ormai certa la pericolosità per la salute umana di questi impianti ed, in particolare, è la vita dei bambini quella più a rischio. E' forse un caso che ne
lle zone limitrofe agli inceneritori le malattie cardiovascolari, le malformazioni fetali, i tumori, le leucemie infantili siano in drastico aumento rispetto alla media nazionale?

E' ormai certa la loro inutilità, una vergogna il profitto che generano solo a vantaggio di chi li costruisce, ottenuto non dall'efficienza degli impianti, ma dagli incentivi pubblici (CIP &, certificati verdi e bianchi), che tutti noi cittadini paghiamo con un sovrapprezzo del 7% nella bolletta elettrica.

In Europa e in diverse città italiane gli inceneritori vengono spenti perchè non rispettano la direttiva europea, sono antieconomici e dannosi, la gestione dei rifiuti è affrontata con soluzioni alternative, biocompatibili, che garantiscono vantaggi occupazionali, ambientali e rispettano la salute.

Alla serata intervengono:
Ing. Massimo Cerani - Esperto di rifiuti e riciclaggio
Dr. Tafla Hussein - Pediatra in Mantova
Comitato di mamme "Mantua mothers"

martedì 11 settembre 2012

Discariche e intimidazioni: il Comitato popolare mirandolese pronto a lottare!

discarica_mirandola
Mirandola (Modena) (da www.infoaut.org)

Ha pochi giorni di vita il C.omitato P.opolare M.irandolese ma comincia a porre quesiti importanti tra le terre colpite dal terremoto,  a cominciare dal  problema dei rifiuti, delle macerie e del suo smaltimento.

Nella zona diventata fulcro principale del ritorno alla “vita” di Mirandola,  si deve registrare la nascita di una  discarica abusiva all’interno di un area industriale dismessa. Quello che emerge è che essendo l’area dimessa da molto tempo, tutto il materiale accatastato non può essere dell’ex azienda stessa, ma evidentemente la zona, tra l’altro vicino anche a scuole e abitazioni, è stata scelta come discarica cittadina per la raccolta delle macerie e rifiuti in generale.
A tutto questo si aggiunge il fatto che, ancora una volta, contro chi decide di mettersi in gioco in difesa della propria terra, ci si mette la forza pubblica. Infatti in questi giorni la questura di Mirandola ha tentato di convocare uno dei componenti del comitato con fare arrogante, per chiedere spiegazioni sul comitato e sulle sue intenzioni.
Questo è il clima che emerge nelle terre colpite dal terremoto, dove tutto deve andare sempre bene e tutto deve essere sempre in ordine, dove non si possono criticare le istituzioni e si deve accettare tutto quello che si decide.
Bene non possiamo far altro che salutare comitati come questo e i tanti che stanno sorgendo nella bassa modenese, per controllare che la ricostruzione avvenga veramente a fronte delle mille promesse fatte dalla politica nazionale e locale.


Comunicato del Comitato Popolare Mirandolese.

Nella Mirandola del post sisma Viale Gramsci non è più solo la lunga strada di collegamento tra il centro ,la zona industriale e la stazione dei treni, ma oramai si può definire l'arteria principale della città. A causa della chiusura del centro storico gravemente danneggiato, V.le Gramsci ha visto spuntare ai suoi lati decine di container e attività commerciali facendolo diventare il fulcro della vita cittadina .Tant'è vero che ogni sabato vi si svolge anche il mercato. Ma questa zona non ha visto solo il fiorire di commercio e artigianato ma purtroppo anche di attività meno nobili e decisamente più dannose .Infatti, grazie ad alcune segnalazioni fatte al Comitato popolare mirandolese, abbiamo potuto constatare come l'area dell’ ex Covalpa sia di fatto diventata una discarica abusiva. Infatti nel piazzale che da su via Bruino vi è accatasta un enorme quantità di legname, ferro ,lana di vetro e altro materiale non identificabile. E' chiaro che questo materiale non provenga dallo stabilimento dell’ex industria alimentare in quanto nella stessa non ci sono segni tangibili di un cantiere attivo. Quindi è facile dedurre che siano rifiuti provenienti da altri cantieri e parcheggiati lì con il bene tacito dei proprietari .La questione si fa ancora più chiara andando a vedere chi è il proprietario dello stabile: una ditta di costruzioni oramai tristemente nota nell'area modenese.
Come Comitato ci chiediamo come sia possibile che in una zona così frequentata ,con un asilo a  poco più di 200m  ,densamente popolata e trafficata si possa permettere, in barba alle regole sullo smaltimento e trattamento dei rifiuti, depositare prodotti dannosi alla salute(lana di vetro) senza alcun tipo di controllo o conseguenza!!
Inoltre questo va ad aggravare una situazione di degrado che da anni coinvolge l'area ex Covalpa. Infatti dopo essere stata acquistata ,non solo è stata lasciata in totale stato di abbandono, ma sui tetti del capannone continuano a esserci, senza alcun tipo di manutenzione centinaia o forse migliaia di lastre del famigerato e cancerogeno eternit!!
Come C.P.M. abbiamo già sollecitato il Comune e soprattutto la figura del Sindaco a vigilare sullo smaltimento delle macerie post sisma(,in quanto il decreto 74 presenta una falla sulla questione del controllo lasciandolo a tutti gli effetti nelle mani dei privati)ottenendo la promessa di un incontro con Arpa. A distanza di 2 settimane dobbiamo constatare che la promessa è rimasta tale e i nostri timori si sono rivelati fondati.
Se sulla  questione degli aiuti economici che tardano (???) ad arrivare il problema va ricercato in primis dalla incapacità e sottovalutazione del governo Monti, sulla questione della tutela della salute e del territorio le amministrazioni comunali devono assolutamente essere vigili competenti e inflessibili.
Il C.P.M. anche grazie all'aiuto dei cittadini continuerà a tenere gli occhi aperti pronto a contrastare chi lucra sulla nostra salute.

martedì 4 settembre 2012

Parma: Inceneritore, richiesta di sequestro: tra gli indagati Ubaldi e Viero


Andrea Viero, direttore generale di Iren (da parmatoday.it)
Tra gli indagati nell'inchiesta della Procura di Parma sulla costruzione dell'inceneritore ci sarebbero l'ex sindaco Elvio Ubaldi e l'amministratore delegato di Enia, Andrea Viero, ora direttore generale di Iren, la multiutility che ha assorbito Enia e ha proseguito i lavori. La Procura ha chiesto nei giorni scorsi il sequestro preventivo del cantiere, ipotizzando i reati di abuso edilizio e abuso d'ufficio, ma senza rendere noti gli indagati, una decina.

Questa sera il Tgr dell'Emilia-Romagna ha reso noto che ci sarebbero anche l'ex responsabile del Servizio ambiente del Comune di Parma, Emanuele Moruzzi, già arrestato nell'inchiesta sul verde pubblico; e il suo collega all'Urbanistica Ivano Savi, preso per un giro di mazzette insieme alla moglie. Nell'elenco, anche il dirigente dell'ufficio Ambiente della Provincia di Parma, Gabriele Alifraco.



L'indagine sarebbe stata avviata dagli esposti delle associazioni contrarie all'impianto e poi approfondita dalla Guardia di Finanza, che ha puntato il dito anche sulla raccolta dei rifiuti, pure affidata senza le prescritte gare d'appalto, come del resto l'incarico di progettazione finito a Hera, la multiutility concorrente. Per le mancate concessioni edilizie l'amministrazione comunale dell'ex sindaco Vignali a un certo punto aveva ordinato la sospensione dei lavori, ma il Tar li fece ripartire e contro questa decisione il Comune, allora in amministrazione commissariale, non fece ricorso, così la Procura potrebbe approfondire anche questo aspetto.

lunedì 9 luglio 2012

Il passo della formica, sei anni dopo

295356_3908567667013_1999260878_aGiovedì 5 luglio, poco prima di mezzanotte. Il Consiglio Comunale di Rivalta di Torino vota la contrarietà alla Torino-Lione e la definitiva uscita dall’Osservatorio. Una lunga marcia al passo della formica ci ha portato fino a qui.
Il Comitato No Tav Rivalta nasce il 16 novembre 2006, su iniziativa di rivaltesi già attivi nel Movimento. E da allora diventa soggetto di azione politica attiva e indipendente, insieme alle altre forze No Tav rivaltesi e agli altri comitati della Collina Morenica e della ValSangone.
Già nel marzo del 2007 le prime delibere comunali che cominciano a mettere in discussione il TAV. Ne seguiranno numerose, fino alla sospensione della partecipazione all’Osservatorio (marzo 2010) e l’adesione alla Commissione Tecnica della Comunità Montana (aprile 2011). Da Rivalta partono in questi anni importanti manifestazioni NoTav: il 25 settembre 2010 6.000 persone, il 21 maggio 2011 15.000 persone.
Alle elezioni comunali del maggio 2012 le due coalizioni No Tav totalizzano 3.540 voti (il 36%) e il 21 maggio 2012 Mauro Marinari è eletto Sindaco No Tav di Rivalta con 3.961 voti di rivaltesi che hanno scelto di poter decidere del loro futuro.
Rivalta No Tav non per caso. La marcia delle formiche comincia ancora più indietro nel tempo. All’inizio degli anni ’90 i rivaltesi già lottano contro OMA e Chimica Industriale, i due inceneritori di oli e solventi esausti in riva al Sangone. Una lunga battaglia che li porterà alla vittoria proprio l’11 novembre 2006 (San Martino) con l’inizio della demolizione dei due stabilimenti. Cinque giorni dopo nasce il Comitato No Tav.
Oggi Rivalta di Torino, 1000 anni di storia e 19422 abitanti, è il comune più popoloso delle Valli No Tav.
Abbiamo scelto il passo della formica: lento ma inarrestabile.

alberto-poggio

lunedì 2 luglio 2012

No Gas: Capua contro l'ennesimo ecomostro

tn_2012-06-30_09-55-12_414(da www.infoaut.org)
 
Dopo diverse settimane di agitazione in città e nei paesi limitrofi, è sceso oggi in piazza il Movimento No Gas, che ha sfilato per le vie di Capua esprimendo un forte dissenso nei confronti del progetto di costruzione di un gassificatore in questo angolo della provincia di Caserta.

Un primo appuntamento chiamato direttamente dal movimento No Gas, che ha espresso, dopo le varie contestazioni ai consigli comunali in cui si discuteva la realizzazione dell'impianto, la volontà di dettare in prima persona l'agenda politica sul tema del gassificatore.

Un corteo determinato ha toccato quindi i punti nevralgici (Torri Federiciane, Comune, Piazza dei Giudici) della città per comunicare l'opposizione ad un progetto di "sviluppo" nocivo per il territorio e gravido di profitti solo per i costruttori dell'impianto e per quei soggetti istituzionali e mafiosi che vorrebbero lucrare sul ciclo e la gestione dei rifiuti.

Ad aprire il corteo, dopo una prima fila di donne e bambini che esponevano cesti con prodotti tipici della zona le cui coltivazioni sarebbero senza dubbio danneggiate dall'ennesimo ecomostro, uno striscione astato con scritto "No al gassificatore, nè a Capua nè altrove, No Gas in ogni città e in ogni paese" che testimoniava la voglia del movimento di sottrarre Terra di Lavoro ad una gestione dei rifiuti vantaggiosa per pochi ma estremamente dannosa per altri.

Il sindaco di Capua Antropoli, esponente primo della volontà di costruire l'opera, così come il presidente della provincia Zinzi e l'assessore all'ambiente Mastellone, sono stati fortemente contestati dal corteo. Comitati,associazioni,centri sociali ma tanti singoli cittadini e singole cittadine hanno preso parte al corteo.

Numerose anche le bandiere No Tav, a testimoniare l'inquadramento nazionale di una lotta che riguarda non solo la Campania e la provincia di Caserta, poichè reca in nuce quelle stesse contraddizioni riscontrabili in tutto il paese quando si parla di speculazione ed attacco ai territori.

Il movimento ha già rilanciato per una prossima assemblea popolare il 6 luglio, dove dare continuità ad un percorso di lotta che non vuole ridursi ad alcuna mediazione con le istituzioni del malaffare e condurre una battaglia che porti all'annullamento del progetto e ad un cambio complessivo di gestione di questi aspetti così cruciali per il territorio dell'Agro Caleno.